Il Padiglione Zero di Expo 2015: recensione completa


 

Quando si parla di Padiglione Zero in Expo 2015 si intende l’essenza dell’intera manifestazione. Venire ad Expo senza aver visto il padiglione zero è come pensare di riuscire a costruire una casa senza aver messo le fondamenta. Prima o poi durante la vostra visita ad Expo, dovete assolutamente passare da quello che a nostro avviso rappresenta il padiglione principale. Prima ci passate, meglio è…


padiglione zero


Com’è e dov’è il Padiglione Zero?

Il padiglione Zero si trova nei pressi dell’accesso Triulza, lo si nota benissimo. Per chi entra da questo accesso consigliamo di vederlo per primo.

Esternamente vi è una scritta sulla quale ricade l’attenzione, ovvero “Divinus halitus terrae” che significa “il respiro divino della terra“. Da queste premessa si capisce già come questo padiglione rappresenti la culla di tutti i contenuti che Expo dovrebbe trasmettere.

All’interno il padiglione Zero è davvero molto bello. La prima stanza è eccezionale, un’enorme parete tutta in legno che ricorda un grande archivio, una grande biblioteca; la considero una grande opera d’arte, di grande effetto. Successivamente si accede ad un’area nella quale è presente un maxi (maxi è riduttivo da quanto è realmente enorme) schermo che trasmette immagini relative alla caccia, all’allevamento, alla pesca…Nella stessa stanza si erge anche un albero che buca il soffitto, simbolo del dominio della natura sull’uomo.


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Anche questa stanza è particolarmente affascinante, il maxi schermo catalizza l’attenzione per diversi minuti.

La stanza successiva è dedicata a semi e spezie, ce ne sono di tutti i tipi all’interno di teche in plexiglass. Fa parte del gioco provare anche a misurarsi con le proprie conoscenze in merito, riuscire a riconoscere il maggior numero di elementi, alcuni molto semplici, altri sconosciuti.

Si prosegue poi in un’area dedicata agli animali, quindi temi legati all’allevamento piuttosto che alla caccia, per poi passare prima in un’area aperta dove è stata riprodotta con legni pregiati la ex Pangea e poi nell’area tematica successiva legata invece agli utensili usati per la coltivazione.

Attrazione principale è il grande mulino che si vede sulla destra appena entrati, molto bello anch’esso.


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Consigliamo poi, proseguendo nel percorso, di passare all’interno dell’anfora che vi farà provare una sensazione molto particolare che non vogliamo svelarvi.

La visita continua in una sala dove vengono riproposti i cambiamenti del genere umano che passa dallo stato rurale alle città attuali.

Al termine si entra in un ambiente molto grande, chiamato “la borsa del cibo“: si possono verificare i livelli dei prezzi dei vari alimenti e come vengono contrattati nel mondo. Si punta quindi il dito sulla speculazione che avviene sul cibo. I dati sono contornati da spot pubblicitari di vario genere; leggendo le didascalie, gli ideatori di questo pezzo di padiglione, sostengono che gli spot servono a far capire come il bene primario venga poi commercializzato.

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Onestamente mi sento di fare una critica condivisibile o meno. A mio avviso non era necessario riempire il visitatore di marchi, prodotti e pubblicità; tutti i giorni accendendo la televisione è possibile vedere come i vari prodotti vengano commercializzati e che forza abbia il marketing nel creare le esigenze per i consumatori. Anche questa, a tutti gli effetti, l’ho trovata come una forte pubblicità mascherata che lavora sulla psicologia del visitatore. E’ logico che il visitatore coscientemente non ricorderà alcuno spot, ma il marketing avrà lavorato appunto per il suo inconscio. L’effetto scenico è comunque forte e sotto questo punto di vista, la visione di questo pezzo di padiglione è comunque appagante.

Infine si arriva in quella che rappresenta il fulcro dei concetti su cui ruota Expo. Il padiglione zero vuole riproporre un tema ed un problema in cui la società attuale è completamente immersa; stiamo parlando dello spreco del cibo. Cibo sprecato sia nella fase di produzione sia, e sopratutto, nelle fasi successive quali la vendita ed il consumo da parte del consumatore finale. Prodotti invenduti che spesso vengono buttati via, vengono sprecati perché nessuno li ha acquistati, e non solo.

Quanto cibo, tra quello acquistato, viene effettivamente consumato e non finisce nella pattumiera semplicemente perché non si è fatto attenzione alla data di scadenza piuttosto che alle reali esigenze di consumo?

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E’ un tema particolarmente caldo che deve essere visto da differenti punti di vista: il primo riguarda meramente il non-consumo, bisogna sensibilizzare il consumatore ad un acquisto mirato, consapevole e tarato sulle sue effettive esigenze, bisognerebbe inoltre educarlo all’utilizzo creativo degli eventuali avanzi…il classico esempio è fare delle polpette con gli avanzi di carne…l’esempio è banale ma il concetto in questo modo risulta chiaro.

Il secondo punto di vista ha una panoramica più ampia: lo squilibrio alimentare (in termini di accessibilità dei prodotti) tra le varie zone all’interno del mondo. E’ un grande paradosso ed una grande ingiustizia che talmente tanto cibo prodotto venga poi cestinato quando in altre parti del mondo assumerebbe una valenza ben diversa.

L’area del padiglione zero legata allo spreco trasmette dei sentimenti molto forti, coadiuvati dalla scenografia con la quale vengono comunicati. Cumuli e cumuli di finti rifiuti, tra l’altro riprodotti per intero, aspetto che simboleggia il fatto che buona parte dei rifiuti viene acquistata ma non consumata.

Consigliamo quindi assolutamente di visitare il padiglione zero e cercare di riflettere sui temi trattati.

Lungo tutto il percorso, tra l’altro, sono presenti in ogni area delle spiegazioni che permettono di percepire meglio i vari temi.

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