Padiglione del Nepal

Il padiglione del Nepal si erge vicino all’ingresso Fiorenza, esso è stato oggetto di una serie di peripezie ed informazioni talvolta false.

Purtroppo, durante la costruzione del padiglione, in Nepal è avvenuto il disastro del terremoto di cui tutti siamo a conoscenza. Per questo motivo una buona parte degli operai presenti nel sito espositivo è dovuta partire urgentemente alla volta del proprio Paese. In questo frangente, i principali mezzi di informazione hanno pubblicato la notizia che si era creata una gara di solidarietà interna ad Expo in modo tale da terminare l’opera iniziata dagli operai nepalesi che purtroppo però si erano dovuti recare nuovamente in patria.

La notizia è stata divulgata come se tutti gli operai fossero fuggiti ed il padiglione del Nepal fosse stato finito gratis ed in straordinario da forze esterne.

Qual’è la verità sul padiglione del Nepal?

In realtà il coordinatore del padiglione del Nepal ha voluto diffidare le testate giornalistiche precisando che quanto scritto non corrispondeva a realtà: non tutti gli operai erano tornati in Nepal ma, sopratutto, i lavori erano continuati nelle stesse condizioni precedenti, ovvero una continua collaborazione tra operai esterni ed operai nepalesi senza alcuna gara di solidarietà e senza alcun utilizzo di straordinari gratis. La precisazione la trovate a questo link.

Detto ciò analizziamo il padiglione del Nepal; esso si presenta molto “aperto” tranne la struttura centrale dove è ospitato il Buddha.


Padiglione del Nepal


E’ un padiglione particolare in quanto è fatto interamente a mano (noterete difatti nelle foto i particolari incisi nel legno)…”…su una superficie di 2750 metri quadri, di cui 1000 coperti, la cui skyline rappresenta l’Himalaya. Il padiglione del Nepal raffigura un percorso di trekking lungo le fertili colline ricche di flora e fauna che dalle valli sale fino alle grandi montagne, dove da una parte si vedono le vette degli ‘8000’ himalayani e dall’altra lo scorrere della vita delle persone”.

Il profilo del padiglione del Nepal rappresenta la catena dell’Himalaya e la Pagoda è la raffigurazione architettonica del monte Everest.

L’aneddoto curioso è che per puro caso siamo stati attirati dalla parte sottostante del padiglione, dove era presente il ristorante, i profumi deliziosi ci hanno accompagnato del percorso talmente tanto che ci siamo trovati ad entrare dall’uscita e così siamo piombati direttamente nel percorso senza fare la fila. Ovviamente tutto in maniera involontaria.

Se per una volta la fortuna ci assiste cerchiamo di godercela, dato anche il tempo esiguo a disposizione.


Padiglione del Nepal


In poco tempo si riesce a visitare l’interno della pagoda ed ad apprezzare come tutte le rifiniture siano state eseguite a mano; legno su legno intarsiato a mano in maniera impeccabile.

E’ davvero un peccato pensare alla fine di questo padiglione al termine di Expo.

Finito il giro della pagoda termina anche il giro del padiglione stesso anche se è stato progettato in modo tale che le persone si possano soffermare a godere delle pietanze nepalesi. Al piano inferiore ci sono parecchi tavoli ed il ristorante che sembrava (noi non li abbiamo assaggiati) sfornasse dei ravioli molto allettanti.

Bel padiglione, sicuramente fa riflettere su tanti fronti.

 

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