Sono le 9.

Ho appena terminato di bere la mia tazza di caffè latte che mi sono preparato da mezzo assonnato. Oggi mi tocca il turno serale e così ho tutto il tempo per scrivere un post, un po’ così, sull’onda della sveglia data dal mix zucchero e caffeina.

Mi sento un po’ privilegiato.

In questo momento, in stazione centrale a Milano, qualche treno starà scaricando centinaia di persone. Poche avranno il lusso di aver tempo da perdere per acquistare un giornale o bere un caffè in santa pace. Le altre, a testa bassa, pensieri fitti e con perenne fretta si avvieranno alla loro frenetica vita quotidiana.

E mentre scrivo nella tranquillità franciacortina, mi rendo conto che a volte anche io sono la fotocopia di queste persone; sempre in tensione, sempre con mille commissioni da fare. E’ una cosa strana ma siamo una società che condivide in continuazione le proprie emozioni sul mondo digital, ma al tempo stesso si rinchiude a riccio nella frenesia quotidiana.

La stazione di Milano è l’emblema di questa situazione, un crocevia di vite e di storie personali che ogni giorno entrano in contatto. Contatti flebili che si dissolvono nel nulla quando il treno arriva a destinazione.

Qualche giorno fa ho avuto quel lusso di potermi fermare qualche minuto ad osservare.

Il treno si ferma. Quei pochi giornali presenti vengono chiusi. Le porte si aprono ed il vagone si anima. Si rompe quella bolla di tranquillità che durava da qualche ora. Esplode il caos dettato dalla frenesia. Decine e decine di persone assolte nelle proprie preoccupazioni. Sguardo dritto, mezzo occhio sull’orologio, l’altro mezzo sullo smartphone, valigetta o borsa alla mano si avviano verso gli impegni della giornata.

Io, nel mio lusso di osservatore, sono pervaso da un misto di fascino e sgomento allo stesso tempo.

Ognuna di quelle persone compie quotidianamente il suo viaggio. Condivide lo stesso destino con qualcun altro, quel qualcun altro che ogni giorno potrebbe essere un suo coinquilino di vagone, quel qualcun altro che chissà da quanto tempo prende lo stesso treno ogni giorno come lei. Non è affascinante? Non è affascinante pensare che al tempo stesso siamo legati tutti allo stesso destino, seppur per poco ma lo siamo.

La stessa cosa avviene negli aeroporti, magari non si avvisa quella sfumatura di quotidianità che è fortemente presente nel caso delle stazioni, ma anche negli aeroporti ogni giorno si mischiano vite, storie, destini, emozioni.

Bisogna avere il lusso di fermarsi, la capacità di estraniarsi dal proprio io e guardarsi intorno. Bisogna saper cogliere le sfumature della vita.

A volte mi capita di pensare e riflettere quando mi guardo intorno. Mi chiedo ogni persona cosa faccia nella propria vita, dove sia diretta. Mi capita in stazione, in aeroporto, in autostrada…ma anche nel piccolo paesello di provincia. Ognuno condurrà la propria giornata e si interfaccerà con persone diverse che a loro volta avranno a che fare con altre ancora.

Un delicato equilibrio che affascina.

E così capita quando siamo in viaggio. Chissà quale destino ci ha fatto incontrare con quella determinata persona, quel determinato giorno in quel determinato momento della vita.

Strano no?

Ed allora, sperando di non avervi annoiato…qual’è il concetto di questo discorso quasi filosofico?

E’ che forse, a volte, è meglio prendersi il lusso di guardare, ammirare e comprendere; il lusso di estraniarsi dalla frenesia quotidiana e svegliarsi la mattina con il sorriso cercando di dare sempre del valore aggiunto alla giornata delle persone che incontreremo.

Si sa mai che quel sorriso possa cambiare in meglio la giornata di colui che quel giorno ci avrà incontrati.

E se riconquistassimo il lusso di aver tempo da perdere…?
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